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Rendiconto di Genere INPS 2025: occupazione, retribuzioni e pensioni

01 Aprile 2026

Il Rendiconto di Genere 2025, redatto dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS (CIV), analizza la condizione femminile in Italia, evidenziando le disparità ancora esistenti. La ricerca Inps restituisce un quadro ancora critico per molti aspetti: nonostante le donne rappresentino la maggioranza della popolazione (51,1%) e abbiano un'aspettativa di vita superiore agli uomini (85,6 anni contro gli 81,5 degli uomini), il loro percorso di vita è caratterizzato da divari economici - retributivi e da barriere sociali. Rimangono allarmanti gli episodi di violenza nei confronti delle donne, alimentati anche da subordinazione economica e disuguaglianze nel lavoro. Nel 2024, i reati spia (atti persecutori, maltrattamenti e violenze sessuali) sono aumentati del +10,5% rispetto all'anno precedente.

Istruzione e occupazione: il gender gap salariale

Le donne sono la maggioranza dei laureati, ma affrontano maggiori ostacoli nel trovare un'occupazione post-laurea rispetto ai colleghi uomini e rimangono confinate in ambiti disciplinari meno remunerativi. Infatti, solo il 39% dei laureati di primo livello in ambito scientifico-tecnologico (STEM, acronimo inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics) è donna. 

I risultati scolastici delle donne, però, non trovano riscontro nelle carriere. Il tasso di occupazione femminile totale si ferma al 53,3% contro il 71,1% di quello maschile. Il divario si allarga nella fascia d'età compresa tra i 35 e i 49 anni, con il 67% di donne occupate e l' 87,4% degli uomini.

Le donne sono impiegate maggiormente nei lavori part-time, che risultano involontari per il 13,7% e nei settori a bassa retribuzione (esempio il lavoro domestico). Le donne registrano anche tassi minori di contratti a tempo indeterminato: nel 2024 le assunzioni di donne con contratto a tempo indeterminato sono solo il 36,7% del totale.

Lo squilibrio nella ripartizione del lavoro di cura familiare (figli, genitori anziani, cura della casa), che grava principalmente sulle donne, penalizza pesantemente le loro opportunità lavorative.

Evidente anche un consistente gender gap salariale, con retribuzioni inferiori in quasi tutti i settori privati. Il divario retributivo medio nel settore privato è del 25,73% arrivando a punte del 31,7% nei settori finanziari e assicurativi e del 40,2% nel campo immobiliare. Nel pubblico la disparità è più contenuta, ma resta alta in settori che richiedono più specializzazione come la Sanità (19,8%) e l’Università e Ricerca (18,4%).

Le posizioni apicali sono tendenzialmente riservate agli uomini: le donne occupano solo il 21,8% dei ruoli dirigenziali e il 33,1% delle posizioni di quadro.

Disuguaglianze di genere nel fine carriera

La conseguenza di avere retribuzioni più basse, carriere discontinue, part time involontario si riflette sugli importi degli assegni pensionistici. Le pensioni IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti) femminili presentano importi medi significativamente inferiori (oltre il 40% in meno) rispetto a quelli maschili, in tutte le gestioni. Le donne rappresentano la netta maggioranza nelle pensioni di reversibilità, degli assegni sociali e di invalidità, confermando una maggiore dipendenza economica.

I risultati del Rendiconto 2025 sono chiari: i progressi verso l'uguaglianza di genere in Italia sono troppo lenti.

È necessario superare la logica degli incentivi estemporanei e dei bonus e orientarsi verso misure sistematiche e strutturali come il riconoscimento previdenziale del lavoro di cura in ambito familiare e maggiori tutele per le lavoratrici autonome. Inoltre, è necessario lavorare sul sistema educativo, per diffondere la consapevolezza della parità dei diritti e delle opportunità.

Per approfondire leggi il Rendiconto di Genere 2025

 

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