La situazione del Paese tra dinamiche demografiche, nuove famiglie e disparità
Il secondo capitolo dell’ultimo Rapporto annuale Istat si concentra sulle dinamiche demografiche in atto, sul mercato del lavoro, la salute e l’istruzione. Riflettere su questi aspetti consente di capire le trasformazioni che interessano la società e le ricadute sugli equilibri socioeconomici.
Tendenze demografiche e trasformazione delle famiglie
Un primo aspetto da considerare riguarda la trasformazione della composizione della popolazione.
La società italiana sta vivendo cambiamenti demografici importanti, legati al calo del tasso di natalità e al progressivo invecchiamento della popolazione, che stanno profondamente modificando la struttura per età della popolazione, che risulta sempre più rovesciata.
Si assiste, inoltre, ad una semplificazione delle famiglie, che registra un aumento del numero, ma una riduzione della dimensione media, che è scesa a 2,2 componenti. Si rileva anche una consistente quota di famiglie costituite da una sola persona, che sono circa un terzo del totale (37,1%).
Il lavoro: in testa gli over 50
Si conferma la crescita dell’occupazione, pari al 62,5% nel 2025, ma persistono divari per territorio, genere e livello di istruzione. L'Italia si colloca ancora in posizione di coda rispetto alla media dell'Unione Europea (UE27) per tasso di occupazione.
Le fasce più mature della popolazione trainano l’occupazione, mentre i più giovani incontrano difficoltà di ingresso e di stabilizzazione. A fronte di queste difficoltà, si assiste, soprattutto nel Mezzogiorno, a una fuga di giovani italiani qualificati verso l'estero o verso le regioni del Nord.
Inoltre, rimane ancora bassa la quota di occupati in professioni scientifiche e tecnologiche rispetto alla media europea.
Disuguaglianze economiche
L'Italia è un Paese segnato da marcate disuguaglianze. Più di un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà. Nel 2025, la popolazione a rischio povertà sfiora gli 11 milioni, il 18,6% per cento del totale. La povertà assoluta, coinvolge 5,7 milioni di persone, il 9,8%degli individui, colpendo soprattutto le famiglie numerose, quelle con figli minori, le famiglie di stranieri e i residenti nel Mezzogiorno. Cresce anche la povertà energetica, che raggiunge il 9,1%.
Il titolo di studio si rivela un fattore di protezione: livelli di istruzione più elevati sono associati a un minore rischio di disagio economico ed influenzano profondamente anche la speranza di vita. L’incidenza delle malattie croniche, infatti, ha un impatto molto maggiore tra chi ha livelli di istruzione più bassi.
Salute e Istruzione
L'invecchiamento della popolazione comporta un naturale aumento delle malattie croniche e di perdita di autonomia. L'impatto di queste patologie è molto più grave tra le persone con bassi livelli di istruzione e tra le persone che vivono al Sud.
Nel 2025, il 22,8% della popolazione (12,8 milioni) soffre di multimorbilità (almeno due malattie croniche), il 22,7% ha imitazioni nelle attività quotidiane e oltre 7 milioni di persone (13,0%) presentano sia multimorbilità e limitazioni. Queste condizioni colpiscono maggiormente chi ha un titolo di studio più basso e le donne rispetto agli uomini (21,3%).
Si osserva anche una forte disparità territoriale:con la speranza di vita più bassa nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.
Per quanto riguarda il finanziamento effettivo del SSN, che è stato di 136,7 miliardi di euro, le risorse non sempre corrispondono al bisogno (misurato dalla multicronicità). I livelli più bassi sono in Calabria (2.167 euro) e Basilicata (2.190 euro), sebbene presentino livelli di multicronicità tra i più elevati.
L’Italia si trova di fronte a sfide cruciali per la sostenibilità economica e sociale. Il quadro che emerge delinea un'Italia caratterizzata da un "inverno demografico", da cambiamenti profondi dei modelli familiari, da un mercato del lavoro frammentato, in cui soprattutto giovani e donne incontrano difficoltà, e da importanti disuguaglianze sociali ed economiche, territoriali e di genere, che si riflettono anche sulla salute.
Per saperne di più, leggi il Rapporto annuale Istat 2026