Welfare in gioco

Rime di welfare a cura di Giuseppe Rocco

22 Ottobre 2018

Soldati, Giuseppe Ungaretti

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie. 

Uno dei temi di maggiore attualità nel dibattito in corso sul come “correggere” il nostro sistema pensionistico è il futuro previdenziale dei giovani.

La riforma Dini, corretta e implementata dalla riforma Fornero, ha introdotto il metodo di calcolo contributivo che determina un rapporto diretto tra contributi versati e trattamento di quiescenza.

In particolare, come ha sottolineato il Presidente dell’Istat in una Audizione parlamentare, il nostro è un sistema di tipo contributivo, dove sono rilevanti tre variabili rappresentate dal montante individuale (la somma dei contributi versati in ciascun anno opportunamente rivalutati), il tasso annuo di capitalizzazione (pari alla media quinquennale del Pil nominale utilizzato per la rivalutazione dei contributi), i coefficienti di trasformazione (calcolati e modificati in base all’andamento dei principali parametri demografici).

Andando specificamente al tema dei giovani, nel contributivo essi “scontano” una serie di debolezze come il ritardato ingresso nel mercato del lavoro e l’accentuato connotato di flessibilità occupazionale (i periodi di vuoto contributivi si riflettono sulla entità della pensione finale). 

La speranza e l’auspicio è che i giovani siano foglie sempre più stabilmente attaccate all’albero del lavoro con benefici riflessi sul loro futuro previdenziale.

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